Nelle scorse settimane tra danze e “diplomi” personalizzati, si sono svolte, presso la sede dei Compagni di Strada in AIPD, le feste conclusive dei 4 club del progetto “Buon Tempo”.
Ultimo nato tra i progetti AIPD, “Buon tempo” è stato un percorso inedito rivolto a persone con sindrome di Down dai 18 anni in su; esso è venuto alla luce in seguito alla presa d’atto di come i ragazzi con la sindrome, giunti nella piena età adolescenziale, una volta terminato il percorso scolastico (spesso con successo, raggiungendo buone competenze e un buon grado di autonomia pratica) si trovino a perdere (purtroppo!) luoghi, spazi e momenti in cui incontrarsi, stringere nuove amicizie, raccontarsi all’interno di un gruppo di pari, sperimentarsi in esperienze tipiche della giovinezza.
Ecco allora la risposta di AIPD, il progetto Buon Tempo. Un pomeriggio a settimana in cui i ragazzi si incontrano e, supportati dagli educatori, esprimono richieste, desideri e pensieri rispetto a uscite da organizzare, luoghi da visitare, esperienze da vivere, momenti di svago da condivide; un pomeriggio in cui i ragazzi devono attivarsi ed allenarsi a pensare come rendere realizzabili queste idee.
I ragazzi infatti, nel giorno di incontro presso la sede AIPD (di media una volta ogni tre settimane), si devono occupare, quanto più autonomamente possibile, di tutto il versante organizzativo delle uscite pianificate per i club successivi: devono pensare agli orari di ritrovo, ai mezzi di trasporto da utilizzare, ai modi in cui rendere piacevoli e spassosi i momenti trascorsi insieme.
Si è trattato per lo più, per quest’anno, di uscite sul territorio bergamasco, dal bowling alle apericene con Dj set, dal cinema alle serate in discoteca, anche se non sono mancati viaggi più lunghi (e di più complessa organizzazione per i ragazzi) come il concerto all’arena di Verona di J-Ax e Fedez.
Tutte le uscite hanno avuto però un filo conduttore che le ha unite: il forte desiderio di giovani persone di fare e condividere del tempo di libertà, tra le fatiche, le “matasse” organizzative ed emotive da sbrogliare e l’orgoglio di riuscirci, tra la paura di lanciarsi e la voglia di crescere, nel continuo andirivieni che conduce a diventare grandi.
La trepidazione, le risate e il divertimento disegnati sui volti dei ragazzi durante le uscite (così come le lacrime per la fine dei club alle feste conclusive) raccontano di quanto si sia colto nel segno e di quanto queste esperienze abbiano lasciato il “segno” nei giovani di AIPD, raccontano la gioia e la frenesia del “sentirsi parte”, l’ebbrezza e il gusto del riconoscersi giovani e vivi, il diritto di poter dire “Ci sono anche io!”.

http://www.aipdbergamo.it

 

Con i miei bambini sono stata spesso a visitare questo Museo di Bergamo, soprattutto perché facilmente andiamo a fare un giro a Città Alta e l’ingresso per i minori di 18 anni è gratuito, mentre gli adulti pagano 3 Euro ed il biglietto include la visita anche del Museo Archeologico.
Appena saliti gli scaloni dell’entrata, ci si trova di fronte ad un Mammut, attrazione indiscussa di tutti i frugoletti che ho visto passargli davanti, i miei inclusi. Giulio ha due anni e quando ha alzato lo sguardo è rimasto rapito dalla mole di questo animale, l’ha indicato tutto contento ed ha esclamo: “GRAAANDE”!
Nelle diverse sale espositive ci sono i “modelli” di tante specie animali e non è difficile capire che ai bambini piacciono moltissimo: rapaci, serpenti, dinosauri, cetacei, coccodrilli, ecc. Per noi adulti non è niente di che, ma siamo solo gli accompagnatori di queste piccole menti, curiose e brillanti! Nelle sale, si può far finta di essere dei veri scienziati, utilizzando i microscopi e le schede esplicative che permettono di osservare particolari degli animali non visibili ad occhio nudo. In più c’è una stanza dedicata al ‘Museo da Toccare’ dove chiunque può usare il senso del tatto per capire come sia il pelo di qualche animale o le piume di un uccello. Questa cosa mi ha colpito tantissimo perché fin da piccola mi è sempre stato raccomandato di non toccare mai niente in determinati luoghi, musei in particolare, la classica frase sentita migliaia di volte è: “Guardare e non toccare” ed invece qui si può, anzi, si deve toccare!!!! Bellissimo! Infatti anche io e mio marito abbiamo usufruito dell’occasione.
Praticamente affianco a questo Museo, c’è l’ingresso a quello Archeologico, ma onestamente i miei figli non l’hanno gradito molto, forse non hanno ancora l’età giusta per apprezzare quel genere di esposizione. Quindi abbiamo fatto un giro velocissimo e poi siamo andati a pranzo, perché Città Alta offre numerosi ristoranti idonei per le famiglie e quando andiamo, ci sentiamo un po’ come dei turisti in vacanza, seppur rimanendo nella nostra città. Dopo mangiato, si può sempre andare in Piazza Vecchia a giocare con la fontana, (adesso che è estate, preparatevi ad essere bagnati dai vostri ribelli), oppure si può salire a cavalcioni dei leoni in pietra (o marmo, non so), di fronte alla Basilica di Santa Maria Maggiore, un classico dei bambini bergamaschi. E’ vero che viviamo in una città provinciale, ma trovo che a Bergamo ci siano molte attività da poter svolgere in famiglia. Basta informarsi e troveremo sicuramente qualcosa da fare con i nostri cuccioli.

http://www.museoscienzebergamo.it/web/

Ma che caldo fa in questi giorni???? Andare in piscina con i nostri cuccioli a fare un bagno è una buona soluzione, ma non sempre si può, soprattutto durante la settimana, così ci si mette a riempire bacinelle di acqua per fare travasi, spruzzare in giro, schizzare con mani e piedi o si usano i cubetti di ghiaccio che i bambini apprezzano, come gioco o come alimento fresco! I miei bimbi li usano anche come palline da lanciare al cane che poi se li mangia e loro ridono e si divertono a guardarlo!
Poi mi è venuta in mente l’idea di una mamma vista su you tube, aveva messo negli stampini da cupcakes dei giochini di plastica, aveva riempito di acqua e poi via in freezer a congelare.
Ne nascono delle formine ghiacciate con sorpresa all’interno, una simpatica soluzione per rinfrescarsi giocando. Oppure tagliate della frutta di stagione, la mettete negli stampi da ghiacciolo e riempite d’acqua. Tolti dal freezer sono belli da guardare e buoni, nonché salutari, da mangiare!

Considero l’arte dello Writing il più connesso al mondo dell’infanzia. Molti di voi avranno vissuto esperienze di pareti, mensole, televisioni o divani completamente disegnati dai bambini, in quei pochi minuti di tempo in cui li avete lasciati da soli. Poter esprimere il proprio estro attraverso mezzi e supporti inusuali è tipico dei bimbi e alcuni dei più grandi artisti contemporanei usano proprio questa filosofia, istintiva e creativa.
Picasso dichiarò di voler dipingere esattamente come farebbe un bambino.
Basquiat iniziò come writer nella città di New York e poi sappiamo chi è diventato e quanto oggi valgono le sue opere. Lo stesso vale per Keith Haring.
Il più noto writer del momento è sicuramente Bansky, avvolto da un alone di mistero perché non si sa chi sia in realtà, usa stencil per dipingere con la vernice spray sui muri, una tecnica facile e veloce, utilissima per uno che non deve farsi “beccare” mentre sta lavorando. Infatti solo ultimamente i graffiti sono stati riconosciuti come opere artistiche, prima gli writers erano considerati dei vandali punibili dalla legge! Ora come ora, invece, un lavoro di Banksy ha un considerevole valore di mercato, ma non mi interessa per questo motivo, ma per la sua tecnica semplice e diretta, volta a far riflettere chi si sofferma a guardare i suoi lavori, perché i suoi soggetti sono sempre a sfondo politico-sociale. L’esempio più calzante sono i disegni di Banksy fatti sul muro di separazione Israeliano in Cisgiordania, le immagini sono più dirette di mille parole.

Sembrano squarci nel muro, visioni di una vita che dovrebbe essere, dove spesso i bambini sono protagonisti, perché l’innocenza e la serenità che l’infanzia ha il diritto di avere, con quel muro non esiste.


Il gossip narra che Banksy potrebbe essere il cantante dei Massive Attack (Robert Del Naja) perché anche lui è un writer e perché nativo di Bristol come l’anonimo artista, ma sono voci, mai state confermate.

 

Occorrente:
-scatole
-pigne, erba tagliata, fagioli secchi, pezzi di plastilina (Didò), qualche foglio di alluminio un pochino ‘arricciato’, cotone, foglie, cubetti di ghiaccio, bottoni, ecc…
il più prezioso ingrediente è la FANTASIA

Bruno Munari è il genio compreso che intraprese il cammino dei laboratori e dei giochi didattici per bambini, idee che ancora oggi vengono sfruttate perché sono davvero utili e divertenti.
Il laboratorio tattile si può organizzare sia per mani che per piedi, solitamente vengono fatti per bambini piccoli, ma io uso la mia grandicella per creare le scatole e poi faccio seguire a lei il suo fratellino nella grande avventura sensoriale, così giocano insieme e fanno qualcosa di interessante.
Volendo si possono dividere i percorsi in decine di modi, ad esempio, usare oggetti inerenti alle 4 stagioni, oppure oggetti basati sul concetto di caldo (per i bimbi direi tiepido) e freddo, o ancora oggetti divisi in base alle consistenze (molle, duro, soffice, ruvido, ecc…).
Come potete constatare la fantasia è alla base di questo gioco e come tale diverte tantissimo i bambini, ma anche noi grandi che dobbiamo preparare le diverse scatole magiche!

Non è che a casa nostra si guardi molta televisione, ma come ben sapete, esistono momenti in cui piazzare i bambini davanti ad un cartone ci rendono la vita più facile; mentre si cucina, quando dobbiamo fare una doccia, cambiare i letti o stendere i panni.
Solitamente è la mia bimba grande a scegliere cosa guardare ed avendo Sky ci sono infinite possibilità, ma un giorno, per caso, sono andata sul canale Rai YoYo e la fortuna ha voluto che vedessi il cartone disegnato da Ugo Nespolo, un famoso e ‘colorato’ artista italiano.
A suo dire non è fuori luogo questo tipo di lavoro, dichiara che la sua pittura è molto legata al mondo infantile ed aggiunge: “Anche i miei lavori sull’iconografia pop degli anni Sessanta avevano uno stile simile a quello dei giochi dei bambini. Il mio repertorio è sempre legato a questi temi. Insomma, mi sono trovato perfettamente a mio agio con queste storie.”
I protagonisti della serie sono due gemelli di sette anni, Yo e Yo, un maschietto timido ed una femminuccia espansiva e dinamica. Quello che ha colpito sia me che i miei bambini sono le scenografie, i colori vivaci, in pratica la grafica seguita da Nespolo. Chiaramente dietro a questo immenso lavoro c’è un team di persone competenti, ma personalmente sono più interessata all’opera compiuta dall’artista. Chi lo conosce saprà che i suoi dipinti sono energetici, cromatici, a volte spiritosi. Prendendo spunto dal cartone animato ho cercato in Internet immagini delle opere di Nespolo e le ho, come sempre, fatte guardare anche alla mia bambina, con il fratellino alle nostre spalle a curiosare. Onestamente non credevo potessero piacerle di più le opere complesse, quelle con edifici metafisici, ma così è.


Il piccolo è subito rimasto colpito dalla tela raffigurante Topolino, non mi stupisce, e poi voleva cliccare la foto del manifesto con le bici del 100° Giro d’Italia realizzato dall’artista (le biciclette, si sa, per i bambini hanno un fascino particolare).


Insomma, una sbirciatina alle opere di questo artista e la visione di qualche puntata del cartone Yo e Yo, di certo non può far male! Provare non costa niente!

Credo sia importante rendere partecipi i propri figli in tutte quelle cose che ci appartengono, ci interessano, ci incuriosiscono: lavoro, sport, hobby.
La mia piccola principessa sta per concludere il suo ultimo anno di scuola materna, la qual cosa mi rende felice e triste allo stesso tempo. Ovviamente sono molto contenta della sua crescita, ma vederla diventare sempre più grande mi preoccupa e mi fa pensare a mille cose che posso e devo definire ‘paranoie da mamma’. Sto scrivendo queste poche righe perché abbiamo ricevuto la sua scheda di valutazione, importante per noi e soprattutto per i suoi futuri maestri della scuola primaria. Mentre scrivo sorrido e sono molto orgogliosa di lei, pare sia davvero brava un po’ in tutti i campi, ma spicca nel pregrafismo e nel disegno, la qual cosa la rende “la mia bambina”!
Allora serve davvero farle sfogliare i libri dei grandi artisti, portarla a vedere le mostre, parlarle di me e di quello che mi piace. A volte i bambini non ci fanno capire appieno quello che provano, ma assimilano, comprendono tutto e noi dobbiamo perseverare. Premetto che alla mia piccola è sempre interessata l’Arte, o forse nemmeno avrei iniziato a tenere questo Blog, ma che questa mia passione sia realmente trapassata a lei, mi rende felicissima. Come ben sapete, un conto è sperare o credere, da genitore, che ciò che ci piace potrà piacere anche ai nostri figli; un altro è rendersi conto che il desiderio si è realizzato, confrontando il proprio bambino nel mondo esterno, in questo caso con la maestra della scuola materna che ha vissuto insieme a lei tre anni importanti e seriamente formativi.
Genitori impegnatevi a trasmettere ciò che di meglio potete dare ai vostri cuccioli, non è sempre facile, ma è sicuramente utile e ne sarete fieri!