Quale gioco di creazione migliore dello sporcarsi le mani, la cucina, i vestiti, mentre si impasta qualcosa? Pane, pizza, torte, biscotti, tutto è bello per un bambino perché gioca e poi mangia ciò che ha prodotto con tanto impegno! Siamo noi grandi a dover avere molta pazienza, consapevoli che dopo il loro ‘lavoro’ dovremo armarci di spugna ed aspirapolvere per pulire il caos dilagante! Ma sarà bellissimo guardarli mentre si divertono a fare i piccoli cuochi o mentre osservano il forno in trepidante attesa di provare i loro prodotti.
La pizza non verrà mai tonda, i biscotti non avranno mai la forma perfetta dello stampino, il pane non sarà certo bello da vedere, ma lo mangeranno di gusto, come mai prima!


La perfezione non è contemplata ed è questo il bello dei bambini! La pedagogista della scuola materna di mia figlia, durante una riunione con i genitori, ci disse che i bambini di oggi non sono più capaci di sporcarsi, sbagliatissimo! E’ terapeutico e non solo divertente usare argilla, farina, tempere… devono imparare ad usare tutto il loro corpicino, devono poter giocare nel modo più usuale secondo le regole dei bambini, senza dare importanza al vestito rovinato o alle manine lerce! Stimola la loro fantasia, scarica le loro energie, giocano in modo sano.

Le foto che ho usato in questo post sono di mia figlia Greta a 2 anni e mezzo, ora rifacciamo tutto insieme al fratellino, ma la tenerezza ed i ricordi di queste immagini sono ancora vivide nel mio cuore di mamma! Condividere con i figli anche questi momenti di puro disordine, di sporcizia, gioia, divertimento e di produzione è stupendo. Loro magari non se ne ricorderanno, io sicuramente si, ed avrò le foto a testimonianza!!!!!

Nato in Lettonia, da bambino si trasferisce con la famiglia negli Stati Uniti e lì diventa un artista definito espressionista astratto.
Frequenta spesso altri pittori e con Gottlieb effettua una stretta collaborazione. Nel 1945 organizza una personale con l’aiuto di Peggy Guggenheim, nella città di New York.
Eppure, ancora, non riesce a sfondare.
Tra gli Anni 40 e 50 sviluppa il suo stile, i suoi luminosi e colorati rettangoli che lo faranno diventare, finalmente, un artista di successo.


Sono queste le tele che ho mostrato ai miei bambini, Greta ha potuto osservarne un paio dal vivo in una mostra a Milano e sono le loro notevoli dimensioni ad averla impressionata, poi ha valutato i colori.
Giulio ha provato, a soli 2 anni, a ricopiare un dipinto di Rothko da una foto trovata in Google, ovviamente più per emulare la sorella che stava facendo altrettanto, ma il bello di queste opere è che sono facilissime da rifare anche per bambini piccolissimi che poi ne sono molto soddisfatti! Devo anche sottolineare che alla mia principessa interessano solo quelli con i colori rosa, fucsia, viola. Gli altri mi ha detto che sono da maschio!
Quando frequentavo l’Università, il mio docente di Arte Contemporanea, Francesco Tedeschi, organizzò una gita a Basilea per andare a vedere la mostra di Rothko che fino ad allora non avevo mai studiato o conosciuto. Rimasi abbagliata dai suoi lavori, per 10 minuti rimasi fissa davanti ad un suo quadro come ipnotizzata, provavo una strana sensazione di pace, di piacere, di libertà, non so bene come descrivere a parole quelle emozioni. Rothko è uno di quegli artisti che ha creato opere da vedere con i propri occhi, in un documentario o in un libro non rendono.
Quindi, sto facendo guardare qualcosa del suo lavoro ai miei figli, con la certezza di portarli, un giorno, ad una personale di questo pittore. Butto le fondamenta, insomma.
Comunque, davvero, pochi altri artisti hanno provocato in me una tale botta all’anima, molti mi piacciono, ne capisco la bravura, la tecnica, il significato, ma qui si tratta di arte spirituale, almeno lo è per me. E dato che esiste a Houston la Cappella Rothko, una cappella aconfessionale, evidentemente questo senso mistico non lo provo solo io di fronte alle tele di questo artista. Mi sono ripromessa che prima o poi andrò a vedere con i miei occhi questo edificio particolare, un ottagono iscritto in una croce greca, con appesi alle pareti interne 14 dipinti neri con sfumature realizzati da Rothko. Un luogo ecumenico, aperto e tutte le religioni, ma che non appartiene a nessuna. Nel periodo storico in cui viviamo, tra terrorismo e fanatismo, questa Cappella è una fonte di ispirazione.

Appena tornata dalle vacanze, però questo post l’ho scritto mentre eravamo al mare, nella meravigliosa Sardegna, isola in cui ogni volta lascio un pezzettino di anima, luogo di puro piacere per gli occhi e per la mente. Tutti gli anni io e mio marito ci chiediamo dove passare l’estate con i bambini e la nostra scelta cade sempre rigorosamente qui, una scelta di cuore. Innanzitutto sappiamo che in Sardegna possiamo passare le vacanze con il nostro cane, basilare per la mia famiglia e poi non abbiamo mai trovato un altro mare all’altezza, spiagge bianche e vellutate, cibo da leccarsi i baffi, natura mediterranea ancora grezza, panorami mozzafiato, tutto in un solo posto! Per rimanere in tema con gli intenti del mio blog trovo artistica proprio la Natura di quest’isola, soggetto caro e dominante per moltissimi artisti, ma non solo, i sardi hanno un’innato senso dell’artigianato e della produzione creativa. Qui si possono trovare stupende ceramiche dipinte a mano, tappeti, gioielli dalla tipica lavorazione sarda e tanti altri manufatti caratteristici. Consiglio anche una gita di un paio di ore presso San Pantaleo, paesino tra le montagne sarde e definito il ‘paese degli artisti’. E’ accattivante la struttura in sé di questa arroccata località, in più ci sono piccole gallerie d’arte, botteghe, oreficerie e mentre si passeggia si entra in questi negozi avendo l’opportunità di fare due chiacchiere con gli artigiani e scoprire tutto sulle loro creazioni. Così anche i bambini possono guardare, chiedere, curiosare in modo semplice ed in base al loro gusto. Greta preferisce i gioielli sardi, in particolare le fedine, Giulio ancora non saprei dire cosa lo ha interessato maggiormente perché correva nei negozi e toccava dappertutto.

A volte, Arte, può voler dire semplicemente una gita, alla scoperta dei luoghi dove si soggiorna.

Ancora studentessa universitaria, conobbi per caso il lavoro di questo artista africano (nato in Tanzania) e me ne innamorai perdutamente. I suoi colori vivaci, i contorni netti, i soggetti dinamici e quasi fumettistici, mi accattivarono immediatamente.
Mi informai e contattai telefonicamente un suo grande collezionista che fu molto gentile e disponibile a parlarmi di lui e delle sue opere. Scoprii che spesso Lilanga fu costretto a dipingere con materiale scadente, un classico per gli artisti africani, ma ciò non influì minimamente sulle sue meravigliose creazioni.
Non fece solo tele, tantissime di grandi dimensioni, ma anche sculture che ricordano senza alcun dubbio l’Africa e la sua magia!


Allora non era per niente conosciuto, ma sono passati 15 anni, adesso cerco in Google il suo nome e ne escono diversi link interessanti a suo riguardo… per fortuna, perché lo merita!
Non sarà difficile incuriosire per qualche minuto i bambini sul lavoro di Lilanga perché saranno affascinati dai colori, dagli ‘omini’ che dipinge (come li chiama Greta), dagli oggetti che usa e che ci fanno capire di essere in un mondo un po’ diverso dal nostro; noi adulti sappiamo quanto l’Africa sia esoterica, intrigante, da rubare il cuore! I bambini percepiscono meglio di noi certe atmosfere, certi sentimenti che possono creare determinati lavori artistici e Lilanga è in grado di stabilire un collegamento con le giovani anime dei cuccioli.

Torino è la sua città natale, lì entrò a far parte del gruppo Arte Povera, ma ne uscì poco dopo. Compì vari viaggi, ma fu Roma a colpirlo per la sua luce e l’energia, forse anche per l’idea del Tempo che si respira nella Capitale, tema caro all’artista.
Boetti era un uomo poliedrico e curioso, lo dimostrano le sue opere dalle tecniche e dalle tipologie diverse; di alcune delega ad altri il lavoro manuale, ma sempre con precise indicazioni dettate dall’artista.
Gli “Arazzi” sono i suoi lavori più conosciuti.
Dai suoi viaggi in Afghanistan torna con l’idea di utilizzare il ricamo come tecnica artistica, le mappe del mondo ne sono l’esempio.


Scrivo di lui nel mio blog perché nella camera della mia cucciola abbiamo appeso un’opera di Boetti, delle ranocchie tutte colorate e molto adatte ad una bambina.

Questo lavoro ha una storia familiare alle spalle, vi basti sapere che fu un regalo ricevuto dal nonno paterno dei miei figli che poco dopo, purtroppo, venne a mancare in giovane età, infatti nessuno dei miei bambini l’ha mai conosciuto personalmente. Quindi oltre alle solite ed immancabili foto dei nonni (storia simile vale per il nonno materno, il mio babbo), possiamo far guardare quelle simpatiche ranocchie ai piccoletti e dirgli che arrivano dal nonno!
Nella mia famiglia abbiamo una tradizione ed un’attitudine artistica, la qual cosa mi rende fiera e culturalmente ricca, non lo dico per vantarmi, ma perché è un dato di fatto. La speranza è che l’interesse nell’arte continui ai miei bambini, se così non fosse, sarei comunque serena e felice di essere una mamma fortunata!

Van Gogh è uno degli artisti più famosi e copiati al mondo, tutti lo conoscono, appassionati o no dell’arte, quindi sento il dovere di raccontare ai miei figli qualcosa di lui. Ci sono quadri molto adatti ai più piccoli: i Girasoli, Notte Stellata, i suoi Autoritratti, i Campi di Grano, la sua Camera…

 “La Notte Stellata” secondo mia figlia

“La Notte Stellata” 1889

 

Il fatto che usi colori accesi, pennellate cariche di pittura, soggetti semplici, rende Van Gogh facilmente comprensibile da chiunque e si sa, piace! Poi è un autodidatta, attira anche questa notizia, un talento puro che si è fatto da solo, magari evitiamo di dire che in vita faceva la fame ed era un super depresso!
Sulla corrente Impressionista scriverò in seguito due righe a parte perché non solo lui, ma tanti altri artisti hanno fatto parte di questa ‘scuola’ e sono davvero tutti fantastici e bellissimi per i bambini.
Non sarà difficile, prima o poi, trovare qualche mostra dedicata al lavoro di questo artista, mio marito potrebbe definirlo ‘commerciale’, ma ciò non toglie nulla alla sua bravura e soprattutto alla capacità delle sue tele di creare forti emozioni a chi le guarda. Ho avuto la fortuna di visitare il Museo ad Amsterdam a lui dedicato e davanti al dipinto dei corvi in un campo di grano, ho provato una sensazione al cuore, mi ha colpito profondamente, infatti alla fine mi sono comprata la copia cartacea da portare a casa (tutt’ora appesa e plastificata nel mio bagno).
Van Gogh ha vissuto in diversi luoghi, ma è la Francia lo Stato che più ha influito sul suo lavoro ed in particolare Arles, dove per un breve periodo, lavora insieme a Paul Gauguin, ma le divergenze tra questi artisti sono troppe e portano a violente discussioni. In uno di questi litigi Van Gogh minaccia Gauguin con un coltello e poi ferisce se stesso ad un orecchio. Gauguin lascia immediatamente Arles e Van Gogh passa un periodo depressivo dei più bui.
Per tutta la vita l’artista trascorse periodi di malattia, a volte non riusciva nemmeno a dipingere e come sappiamo arrivò purtroppo a suicidarsi. Ci ha però lasciato tantissime opere stupende, talmente uniche nella tecnica, da farcele immediatamente riconoscere come sue.