A te che sei stato per 10 anni il cane migliore che potessimo avere.

A te che giocavi con i tuoi padroncini tutto il giorno, con dolcezza e totale rispetto.

A te che sei sempre stato il primo a venirmi incontro quando rientravo a casa con assoluta gioia e pieno d’amore.

A te che mi sei sempre stato vicino, comprendendo le mie ansie, dolori, malesseri, appoggiandomi il muso sulle gambe e guardandomi con occhi dolci, come per dirmi: “Non preoccuparti, io sono qui per te!”

Raccogliere cacche, vomito, peli, non si sa perché, ma se sono del proprio cane non è mai un problema. Vorrei continuare a farlo, vorrebbe dire che Kiba, saresti ancora qui con noi. Mi piaceva pettinarti, coccolarti, portarti a passeggio, al mare a fare i bagni, in montagna a giocare nella neve, nei parchi a rincorrere palline.

La sera avevamo il rito del biscottino che Greta e Giulio ti davano prima di andare a dormire, sono un paio di sere che non lo fanno, sanno il perché, ma le abitudini quotidiane sono difficili da dimenticare subito. I disegni che ti regalavano, i lavoretti, le corse, i pezzi di banana che ti davano mentre facevano merenda, gli spruzzi d’acqua in estate, il lancio del frisbee, gli abbracci in cuccia.

Eri la nostra opera d’arte canina, a volte ti mettevi proprio in posizione da sfinge o da statua greca. Eri bellissimo. Eri buonissimo. Eri bravissimo.

Mi hai fatto ridere, ultimamente piangere, ma avere un cane vuol dire anche prepararsi alla sua perdita, eppure non è facile! Per niente!

Non è facile vivere una vita in tua assenza, così, appena tornata a casa dalla clinica, ho eliminato tutto: cuccia, pappa, giochi, collari, medicine (iniziavano ad essere davvero troppe). Eppure la mattina mi sveglio e guardo lì, dove dovresti essere, credo di dover riempire le ciotole, mi aspetto il tuo saluto scodinzolante, il doverti fare uscire in giardino per i primi bisogni del mattino. Faccio colazione senza averti intorno e la giornata inizia male! Passerà, sicuramente, mi abituerò a non averti più tra noi, ma sarai sempre un pezzetto di me, della nostra famiglia.

A chi mi dice: “Vabbè, non è mica una persona” rispondo che certo, è vero, infatti era meglio di tante persone che ho conosciuto. Kiba non era solo il mio migliore amico, frase fatta, era proprio uno di famiglia, l’ho sempre definito il mio figlio numero zero e mi manca enormemente.  Mi consolo e mi commuovo pensando alla vita stupenda che abbiamo trascorso insieme, lui è stato un cagnolone fantastico e noi dei bravi padroni, chi ci conosce lo sa, lo amavamo davvero intensamente.