Credo sia giunto il momento di parlare affettuosamente di un artista Bergamasco, Astrattista e paesaggista, forse ai limiti della popolarità. Certamente nella nostra città è conosciuto ed apprezzato, infatti sono state dedicate diverse esposizioni a questo pittore in Bergamo e provincia. Mi riferisco a Mario Signori, un artista dove i colori sono decisamente protagonisti, ma dove anche le tonalità del nero sono particolarmente presenti, cosa che rende a volte le sue tele, un pochino cupe, al primo impatto, ma poi si percepisce il movimento della tempera, stratificata, accattivante e per certi versi complessa, perché è una materia che prende vita, acquista un suo moto dato dalle pennellate piuttosto corpose.
Generalizzo, cerco di spiegare a grandi linee il suo lavoro, in realtà esistono diverse opere molto vivaci, alcune con soggetti ritratti (barche, cittadine, strade…), però è con le tele astratte che possiamo valutare appieno il punto di arrivo di Signori.

Senza volerlo, senza saperlo, i miei bambini hanno visto e vivono costantemente le opere di Signori… lo so, lo so, bimbi fortunati! Dietro si cela un racconto famigliare, importante, direi fondamentale, quindi speciale.

Mio marito ha proprio ricordi vividi di certe opere, grazie ai suoi nonni paterni… Io, essendo la sua compagna da 19 anni, ho avuto il piacere di piccoli assaggi… perché l’Arte vissuta, quella inerente alla propria famiglia, è davvero profondamente coinvolgente. Viviamo in un’epoca storica di selfie, influencers, celebrità da quattro soldi che tutti guardano e tutti emulano. In casa nostra guardiamo i quadri, pensiamo a chi li ha dipinti ed a chi ce li ha lasciati…. Poi sicuramente mia figlia seguirà la Ferragni della situazione, mi pare giusto, per carità. Mi auguro con tutto il cuore che anche l’Arte, la famiglia, il bello delle cose farà parte dei suoi interessi… Ma chi può dirlo, di certo non la sua mamma. E Giulio? E’ ancora piccolo, 4 anni di pura innocente e serena felicità di vivere ed assaporare tutto, con energia e precipitosa arroganza… un vero ometto… sempre pronto alla scoperta, sempre pronto all’avventura. A rischio di farsi male, ovviamente. Però già assimila, percepisce, domanda, capisce. Anche sui quadri, sulle sculture, sulle strutture, sugli impianti. Lui osserva e chiede, sembra non essere interessato seriamente alle risposte, ma ho constatato che non è vero. Lui domanda, ascolta, se ne va indifferente, poi dopo mesi salta fuori che aveva compreso. Il potere e la forza dei bambini. In effetti mi capita di sottovalutarli, poi mi sorprendono. Sono davvero stupefatta dalla loro perspicacia, sono super intelligenti, a noi non sembra, ma capiscono tutto, anche l’Arte.

Tornando a noi, vi segnalo due righe su Mario Signori, dalla mostra organizzata da Creberg:

“Alcune qualificate recensioni critiche degli anni ’50 e ’60 decantano le qualità di Mario Signori – artista allora assai giovane (classe 1929) – segnalandone la sorprendente bravura, evidenziandone l’acquisita maturità, inserendolo nella top ten degli acquafortisti italiani dell’epoca. Per quanto rilevante possa essere stata l’incidenza dell’excursus formativo presso la Scuola dell’Accademia Carrara in Bergamo (al tempo vera e propria fucina di eccellenza), Signori fu (ed è ancor oggi) un talento naturale. Signori si nasce, verrebbe da dire. “

http://www.fondazionecreberg.it/docs/pubblicazioni/pdf_1370533777.pdf

Direi niente male! Come sempre, Buona Arte a tutti, grandi e piccini.

A volte mia figlia passa interi pomeriggi a disegnare, tagliare, incollare, creare oggetti e spesso riciclando ciò che trova in casa. Tutto di sua iniziativa, io nemmeno devo guardare perché vuole farmi delle sorprese! Poi non posso più buttare bottigliette, nastri, cartoni…. mi chiede di tenerli perché lei, con quelli, deve ‘lavorare’! In camera sua ha un piccolo scompartimento pieno di roba, un caos, ma effettivamente poi adopera quei materiali, quindi mi tocca proprio lasciarle tutto così com’è! Una sera, dopo l’ennesimo capolavoro assemblato, ho tirato fuori il libro di Raushenberg e le ho mostrato alcune opere che mi ricordano moltissimo le creazioni fatte da lei. Devo dire che ne è rimasta piuttosto sorpresa, poi interessata ed infine colpita. Da allora mi ha chiesto un paio di volte di farle rivedere certe sculture fatte dall’artista, in particolare le sedie o i cartoni, mi ha chiesto perché a lui hanno fatto un libro con sopra quelle strane cose, le ho detto che Rauschenberg era un uomo famoso e che il suo lavoro era proprio quello, creare opere ed il suo stile era unico, da lui immaginato e realizzato, poi altri lo copiano, ma l’originale è suo e basta.
Dopo aver scritto un articolo su come apprezzare l’Arte Contemporanea, eccomi qui a scrivere di un artista non facilissimo da capire, saranno in molti a chiedersi davanti alle sue opere: “Ma questa è Arte? Potevo farlo anch’io!” Eppure si, le sue strane sculture, alcune un ammasso di cose, sono pezzi unici, un po’ come l’orinatoio di Duchamp, per intenderci. Dal ‘ready made’ passiamo al Neo-Dada, una corrente artistica che include nomi illustri della Storia dell’Arte; ovviamente Robert Raushenberg e poi Jasper Johns, Yves Klein, Oldenburg, Jim Dine.
La loro filosofia era di creare qualcosa di contrario all’estetica tradizionale, in qualche modo volevano stupire, spesso usando materiali già esistenti o comunque tutto era ammesso: ferro, carta, oggetti di uso comune, fili, qualsiasi cosa! Quanti dei vostri bambini sfruttano l’inverosimile per produrre un’opera d’arte? Credo siano molti, è un concetto primordiale, si basa sulle capacità intrinseche dell’uomo di arrangiarsi con quel che si ha. Non ce ne accorgiamo ma lo facciamo tutti, in diversi modi e per vari motivi, qualcuno ha pensato di usare queste capacità innate per fare Arte.
Da qui nasce, forse, il pensiero negativo di alcuni di fronte a queste opere apparentemente inutili, brutte, inadeguate se paragonate alle sculture greche, ai dipinti di Caravaggio o Raffaello. In effetti non è facile andare al di là dell’oggetto per analizzarne il concetto di base e capire che molti degli artisti che hanno prodotto tali opere, sarebbero in grado di dipingere un quadro come Leonardo, ma non è ciò che vogliono rappresentare, quel tipo di lavoro non rappresenta ciò che sono e ciò che vogliono dire. Per questo a volte i disegni dei bambini ci fanno capire cosa provano, non con le parole, ma con dei tratti, con i colori, con le immagini e sta a noi interpretarli. Spesso ci dimentichiamo che l’Arte non è solo basata sulla tecnica, ma sui sentimenti e su dei concetti che si vogliono esprimere. Rimane uno dei mezzi più facili per raccontare, ma come tutte le arti, non deve sempre piacere! Certo se l’opera incompresa è stata fatta da nostro figlio, va sempre bene e possiamo chiedere direttamente a lui/lei cosa vuole rappresentare, quindi li incoraggiamo e li elogiamo, come è giusto che sia. Nel mio piccolo, posso solo dire che si possono cercare dei modelli di grandi artisti da paragonare ai lavoretti dei bambini, esistono, come Raushenberg o Basquiat.

A volte si dice la frase: “L’Arte di sapersi arrangiare”. Vale per moltissime cose, nella vita. Il fatto di usare la parole ‘Arte’ implica la capacità di creare, superare dei limiti con quello che si ha a disposizione. I bambini sono dei maestri in questo, con poco riescono a divertirsi, realizzano oggetti oppure organizzano giochi con niente. Sono loro i modelli da seguire e con grande stupore mi capita di osservare i miei figli che passano intere ore a giocare con un paio di cartoni teoricamente da buttare o con le mollette per stendere. L’ultima trovata di Greta è stata quella di costruire il gioco dell’oca come vuole lei: qualche foglio colorato, matita, scotch e tanta fantasia.
Prima di andare a letto dobbiamo fare una partita tutti insieme, eppure abbiamo in casa altri giochi in scatola, ma quello realizzato da lei è meglio!
Parola d’ordine: Semplicità. La stessa semplicità che numerosi artisti hanno anelato nei loro lavori, basandosi su linee geometriche, forme o colori. E’ scientificamente provato che il nostro cervello elabora anche queste informazioni, come per i suoni o i profumi, i colori accendono in noi delle emozioni, a volte basate su ricordi personali, a volte essenzialmente perché il rosso è passione ed il verde calma.
Da qui notiamo come Mondrian sia arrivato ad usare solo i colori primari in forme geometriche e linee essenziali. Gerard Richter spalmava i colori su tele enormi, Rothko altrettanto, Pollock faceva gocciolare le tempere danzando sopra i quadri.
Questa essenzialità è partita con l’Impressionismo, poi continua con il Cubismo, l’Espressionismo ed infine l’Astrattismo. Difficile adesso trovare un nuovo modo di superare i limiti, gli artisti di adesso non mi sembra abbiano delle vere idee innovative, un po’ copiano, un po’ desiderano scioccare, sconvolgere lo spettatore, ma il riduzionismo dell’Arte è già stato compiuto.
Non è così per tutti, ovviamente, e chissà mai che tra i nostri figli ci sia un piccolo Warhol o una piccola Alicè (Alice Pasquini) in crescita!!!

Chi è stato a Barcellona avrà sicuramente visto qualche opera di questo famoso architetto spagnolo. La Sagrada Familia è in assoluto la più famosa struttura da lui realizzata, ma personalmente è Parc Guell il mio preferito, così estroso e colorato, una visione mentale resa realtà! Ci sono stata tre volte ed ogni volta sono andata a visitare il Parco! Ho intenzione di portare i miei figli appena sarà possibile, vedranno le opere di Gaudì e quelle di Mirò, Dalì, Picasso, non male! Sto trattando adesso l’argomento perché mio marito è stato a Barcellona per lavoro e ha regalato a nostra figlia qualche tipico gadget riguardante Gaudì, un peluche salamandra, una biro, un righello… io ho subito tirato fuori il libro comprato in Catalogna sull’architetto e ho mostrato ai piccoli le sue colorate, strane, fantasiose idee strutturali!
Basta poco per iniziare un discorso artistico con i bambini, seppure l’interesse sia risultato minimo, almeno le panchine e la salamandra cromatica fatta tutta di pezzettini di ceramica hanno colto nel segno.
Non ho insistito, inutile con loro, magari quando potremo andare personalmente a visitare la città e le sue attrattive, saranno già superficialmente preparati, chissà!
Intanto approfitto per fare a tutti gli auguri di un felice agosto, immagino sarete tanti a partire per le vacanze! Godetevi questi giorni in famiglia, divertitevi e giocate tanto con i vostri cuccioli!
Chiara

Pittore e Writer statunitense, a pensarci, credo che i suoi ‘omini’ siano tra i più utilizzati come stampe per piatti, bicchieri, tovaglie, stracci, magliette…
Se anche non si conosce l’autore di questi disegni, le sue opere ci sono familiari perché non è difficile vederle da qualche parte.

La sua storia personale può essere fonte di educazione nei confronti delle persone omosessuali, inutile nascondere ai bambini di oggi certe tematiche, sono troppo avanti! Purtroppo si ammalò di AIDS e ne morì, ma questo lo indusse a creare una Fondazione per malati di HIV che, come ben sappiamo, è una malattia ancora da combattere. Nel 1982 allestisce la prima mostra personale, a cui seguono una serie di successi internazionali. Inizia il suo velocissimo e breve successo artistico e commerciale. Convinto che l’arte debba essere una possibilità data a tutti, nel 1986 apre il primo Pop shop a New York, dove il pubblico può acquistare gadgets e guardare l’artista al lavoro. Haring non si ferma e apre una succursale a Hong Kong.

Oltre agli omini stilizzati, un altro soggetto molto utilizzato da Haring è il cane. Dichiarò infatti che all’inizio, la sua firma era un animale, che poi diventò sempre più simile ad un cane.

Il suo linguaggio visuale inedito e inconfondibile l’hanno reso un artista icona e potrei definirlo il re del neo Pop.

 

Nato in Lettonia, da bambino si trasferisce con la famiglia negli Stati Uniti e lì diventa un artista definito espressionista astratto.
Frequenta spesso altri pittori e con Gottlieb effettua una stretta collaborazione. Nel 1945 organizza una personale con l’aiuto di Peggy Guggenheim, nella città di New York.
Eppure, ancora, non riesce a sfondare.
Tra gli Anni 40 e 50 sviluppa il suo stile, i suoi luminosi e colorati rettangoli che lo faranno diventare, finalmente, un artista di successo.


Sono queste le tele che ho mostrato ai miei bambini, Greta ha potuto osservarne un paio dal vivo in una mostra a Milano e sono le loro notevoli dimensioni ad averla impressionata, poi ha valutato i colori.
Giulio ha provato, a soli 2 anni, a ricopiare un dipinto di Rothko da una foto trovata in Google, ovviamente più per emulare la sorella che stava facendo altrettanto, ma il bello di queste opere è che sono facilissime da rifare anche per bambini piccolissimi che poi ne sono molto soddisfatti! Devo anche sottolineare che alla mia principessa interessano solo quelli con i colori rosa, fucsia, viola. Gli altri mi ha detto che sono da maschio!
Quando frequentavo l’Università, il mio docente di Arte Contemporanea, Francesco Tedeschi, organizzò una gita a Basilea per andare a vedere la mostra di Rothko che fino ad allora non avevo mai studiato o conosciuto. Rimasi abbagliata dai suoi lavori, per 10 minuti rimasi fissa davanti ad un suo quadro come ipnotizzata, provavo una strana sensazione di pace, di piacere, di libertà, non so bene come descrivere a parole quelle emozioni. Rothko è uno di quegli artisti che ha creato opere da vedere con i propri occhi, in un documentario o in un libro non rendono.
Quindi, sto facendo guardare qualcosa del suo lavoro ai miei figli, con la certezza di portarli, un giorno, ad una personale di questo pittore. Butto le fondamenta, insomma.
Comunque, davvero, pochi altri artisti hanno provocato in me una tale botta all’anima, molti mi piacciono, ne capisco la bravura, la tecnica, il significato, ma qui si tratta di arte spirituale, almeno lo è per me. E dato che esiste a Houston la Cappella Rothko, una cappella aconfessionale, evidentemente questo senso mistico non lo provo solo io di fronte alle tele di questo artista. Mi sono ripromessa che prima o poi andrò a vedere con i miei occhi questo edificio particolare, un ottagono iscritto in una croce greca, con appesi alle pareti interne 14 dipinti neri con sfumature realizzati da Rothko. Un luogo ecumenico, aperto e tutte le religioni, ma che non appartiene a nessuna. Nel periodo storico in cui viviamo, tra terrorismo e fanatismo, questa Cappella è una fonte di ispirazione.

Ancora studentessa universitaria, conobbi per caso il lavoro di questo artista africano (nato in Tanzania) e me ne innamorai perdutamente. I suoi colori vivaci, i contorni netti, i soggetti dinamici e quasi fumettistici, mi accattivarono immediatamente.
Mi informai e contattai telefonicamente un suo grande collezionista che fu molto gentile e disponibile a parlarmi di lui e delle sue opere. Scoprii che spesso Lilanga fu costretto a dipingere con materiale scadente, un classico per gli artisti africani, ma ciò non influì minimamente sulle sue meravigliose creazioni.
Non fece solo tele, tantissime di grandi dimensioni, ma anche sculture che ricordano senza alcun dubbio l’Africa e la sua magia!


Allora non era per niente conosciuto, ma sono passati 15 anni, adesso cerco in Google il suo nome e ne escono diversi link interessanti a suo riguardo… per fortuna, perché lo merita!
Non sarà difficile incuriosire per qualche minuto i bambini sul lavoro di Lilanga perché saranno affascinati dai colori, dagli ‘omini’ che dipinge (come li chiama Greta), dagli oggetti che usa e che ci fanno capire di essere in un mondo un po’ diverso dal nostro; noi adulti sappiamo quanto l’Africa sia esoterica, intrigante, da rubare il cuore! I bambini percepiscono meglio di noi certe atmosfere, certi sentimenti che possono creare determinati lavori artistici e Lilanga è in grado di stabilire un collegamento con le giovani anime dei cuccioli.

Torino è la sua città natale, lì entrò a far parte del gruppo Arte Povera, ma ne uscì poco dopo. Compì vari viaggi, ma fu Roma a colpirlo per la sua luce e l’energia, forse anche per l’idea del Tempo che si respira nella Capitale, tema caro all’artista.
Boetti era un uomo poliedrico e curioso, lo dimostrano le sue opere dalle tecniche e dalle tipologie diverse; di alcune delega ad altri il lavoro manuale, ma sempre con precise indicazioni dettate dall’artista.
Gli “Arazzi” sono i suoi lavori più conosciuti.
Dai suoi viaggi in Afghanistan torna con l’idea di utilizzare il ricamo come tecnica artistica, le mappe del mondo ne sono l’esempio.


Scrivo di lui nel mio blog perché nella camera della mia cucciola abbiamo appeso un’opera di Boetti, delle ranocchie tutte colorate e molto adatte ad una bambina.

Questo lavoro ha una storia familiare alle spalle, vi basti sapere che fu un regalo ricevuto dal nonno paterno dei miei figli che poco dopo, purtroppo, venne a mancare in giovane età, infatti nessuno dei miei bambini l’ha mai conosciuto personalmente. Quindi oltre alle solite ed immancabili foto dei nonni (storia simile vale per il nonno materno, il mio babbo), possiamo far guardare quelle simpatiche ranocchie ai piccoletti e dirgli che arrivano dal nonno!
Nella mia famiglia abbiamo una tradizione ed un’attitudine artistica, la qual cosa mi rende fiera e culturalmente ricca, non lo dico per vantarmi, ma perché è un dato di fatto. La speranza è che l’interesse nell’arte continui ai miei bambini, se così non fosse, sarei comunque serena e felice di essere una mamma fortunata!

Van Gogh è uno degli artisti più famosi e copiati al mondo, tutti lo conoscono, appassionati o no dell’arte, quindi sento il dovere di raccontare ai miei figli qualcosa di lui. Ci sono quadri molto adatti ai più piccoli: i Girasoli, Notte Stellata, i suoi Autoritratti, i Campi di Grano, la sua Camera…

 “La Notte Stellata” secondo mia figlia

“La Notte Stellata” 1889

 

Il fatto che usi colori accesi, pennellate cariche di pittura, soggetti semplici, rende Van Gogh facilmente comprensibile da chiunque e si sa, piace! Poi è un autodidatta, attira anche questa notizia, un talento puro che si è fatto da solo, magari evitiamo di dire che in vita faceva la fame ed era un super depresso!
Sulla corrente Impressionista scriverò in seguito due righe a parte perché non solo lui, ma tanti altri artisti hanno fatto parte di questa ‘scuola’ e sono davvero tutti fantastici e bellissimi per i bambini.
Non sarà difficile, prima o poi, trovare qualche mostra dedicata al lavoro di questo artista, mio marito potrebbe definirlo ‘commerciale’, ma ciò non toglie nulla alla sua bravura e soprattutto alla capacità delle sue tele di creare forti emozioni a chi le guarda. Ho avuto la fortuna di visitare il Museo ad Amsterdam a lui dedicato e davanti al dipinto dei corvi in un campo di grano, ho provato una sensazione al cuore, mi ha colpito profondamente, infatti alla fine mi sono comprata la copia cartacea da portare a casa (tutt’ora appesa e plastificata nel mio bagno).
Van Gogh ha vissuto in diversi luoghi, ma è la Francia lo Stato che più ha influito sul suo lavoro ed in particolare Arles, dove per un breve periodo, lavora insieme a Paul Gauguin, ma le divergenze tra questi artisti sono troppe e portano a violente discussioni. In uno di questi litigi Van Gogh minaccia Gauguin con un coltello e poi ferisce se stesso ad un orecchio. Gauguin lascia immediatamente Arles e Van Gogh passa un periodo depressivo dei più bui.
Per tutta la vita l’artista trascorse periodi di malattia, a volte non riusciva nemmeno a dipingere e come sappiamo arrivò purtroppo a suicidarsi. Ci ha però lasciato tantissime opere stupende, talmente uniche nella tecnica, da farcele immediatamente riconoscere come sue.

Considero l’arte dello Writing il più connesso al mondo dell’infanzia. Molti di voi avranno vissuto esperienze di pareti, mensole, televisioni o divani completamente disegnati dai bambini, in quei pochi minuti di tempo in cui li avete lasciati da soli. Poter esprimere il proprio estro attraverso mezzi e supporti inusuali è tipico dei bimbi e alcuni dei più grandi artisti contemporanei usano proprio questa filosofia, istintiva e creativa.
Picasso dichiarò di voler dipingere esattamente come farebbe un bambino.
Basquiat iniziò come writer nella città di New York e poi sappiamo chi è diventato e quanto oggi valgono le sue opere. Lo stesso vale per Keith Haring.
Il più noto writer del momento è sicuramente Bansky, avvolto da un alone di mistero perché non si sa chi sia in realtà, usa stencil per dipingere con la vernice spray sui muri, una tecnica facile e veloce, utilissima per uno che non deve farsi “beccare” mentre sta lavorando. Infatti solo ultimamente i graffiti sono stati riconosciuti come opere artistiche, prima gli writers erano considerati dei vandali punibili dalla legge! Ora come ora, invece, un lavoro di Banksy ha un considerevole valore di mercato, ma non mi interessa per questo motivo, ma per la sua tecnica semplice e diretta, volta a far riflettere chi si sofferma a guardare i suoi lavori, perché i suoi soggetti sono sempre a sfondo politico-sociale. L’esempio più calzante sono i disegni di Banksy fatti sul muro di separazione Israeliano in Cisgiordania, le immagini sono più dirette di mille parole.

Sembrano squarci nel muro, visioni di una vita che dovrebbe essere, dove spesso i bambini sono protagonisti, perché l’innocenza e la serenità che l’infanzia ha il diritto di avere, con quel muro non esiste.


Il gossip narra che Banksy potrebbe essere il cantante dei Massive Attack (Robert Del Naja) perché anche lui è un writer e perché nativo di Bristol come l’anonimo artista, ma sono voci, mai state confermate.